LA NOSTRA TECNICA INNOVATIVA PER MIGLIORARE I RISULTATI DELLE REVISIONI DELLE PROTESI DI GINOCCHIO

revisione protesi ginocchio

AGUMENTS IN TANTALIO AVVITATI DIRETTAMENTE ALL’OSSO

Quando affrontiamo una revisione  di protesi totale di ginocchio, la parte più distale del femore e della tibia (le epifisi) sono sempre le porzioni di osso più danneggiate. Per colmare la perdita ossea in queste regioni del ginocchio sono state descritte diverse tecniche chirurgiche, come quella con cemento armato con viti oppure quelle con innesti ossei. Negli ultimi 20 anni la soluzione più adottata dai chirurgi nell’affrontare le revisioni di protesi di ginocchio è stata quella di colmare il difetto osseo epifsario avvitando dei blocchetti di metallo (augments in titanio) direttamente alla protesi. Tutte queste soluzioni hanno però dimostrato numerosi limiti, soprattutto quando la superficie ossea è diventata dura, poco porosa e quindi poco adatta alla fissazione col cemento, compromettendo la fissazione della nuova protesi. Per questi motivi, negli ultimi anni abbiamo sviluppato una nuova tecnica chirurgica nella fissazione della protesi di ginocchio alla regione epfisaria del femore e della tibia. La nostra tecnica, i cui risultati sono riportati in un recentissimo studio pubblicato sulla rivista internazionale Archives of Orthopaedic and Trauma Surgery, consiste nel fissare con vite dei piccoli blocchetti di un innovativo metallo poroso (metallo trabecolare, “tantalio”) direttamente all’osso del femore o della tibia, nella regione interessata dal difetto. L’ipotesi dello studio è stata che l’applicazione di questa nuova tecnica, rispetto a quella tradizionale degli augment fissati alla protesi e cementati all’osso, riducesse il rischio di fallimento della protesi per scollamento dall’osso (che alle radiografie si evidenzia con le cosiddette linee di radiolucenza, ossia delle strie interposte tra protesi di ginocchio e osso che sono la prova di una fissazione subottimale dell’impianto e di rischio di scollamento)  I risultati hanno confermato l’ipotesi, dimostrando una sopravvivenza delle protesi di ginocchio fissate con la nostra innovativa tecnica del 95% a 5 anni.

Siamo molto fieri di aver ottenuto questi risultati e ci auguriamo che la nostra tecnica possa aiutare chirurghi ortopedici di tutto il mondo a migliorare i propri risultati nelle revisioni di protesi di ginocchio.

Articolo originale: Franceschini V, Cavallo G, Lamberti A, Pastore F, Montenegro L, Baldini A. Epiphyseal fixation in revision total knee arthroplasty: a comparison between trabecular metal and titanium augments. Arch Orthop Trauma Surg. 2024 Mar 19. doi: 10.1007/s00402-024-05226-4.

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LE PROTESI DI GINOCCHIO PER GIOVANI

protesi ginocchio giovani

 

INNOVAZIONE E TECNOLOGIA NELLA PROTESI DI GINOCCHIO: LA FISSAZIONE NON CEMENTATA

Visto il numero crescente di pazienti giovani e attivi che necessitano di protesi di ginocchio, i chirurghi ortopedici sono da anni alla ricerca di una fissazione fisiologica e duratura per l’impianto protesico. Numerosi vantaggi sono stati associati alla fissazione non cementata, tra cui una maggiore conservazione del patrimonio osseo nativo, l’eliminazione dei problemi legati ai detriti di cemento e il raggiungimento di un’integrazione totale tra l’impianto e l’osso che fornisca una fissazione stabile. Recenti innovazioni tecnologiche, come l’utilizzo di superfici metalliche porose e rivestimenti biologicamente attivi,  hanno notevolmente migliorato le  protesi di ginocchio non cementate. Grazie a queste ed altre innovazioni,  i risultati a breve termine delle protesi di ginocchio non cementate  sono paragonabili a quelli delle protesi di ginocchio cementate. Questi risultati potranno portare la fissazione non cementata ad essere considerata la tecnica di scelta nelle protesi di ginocchio, in particolare nei pazienti pazienti giovani e attivi.  Appartiene al nostro gruppo di lavoro e di ricerca (ICAR) di Firenze la più recente revisione scientifica sul tema, pubblicata questo mese sulla rivista internazionale Journal of Clinical Medicine.

Articolo originale: Polizzotti G, Lamberti A, Mancino F, Baldini A. New Horizons of Cementless Total Knee Arthroplasty. J Clin Med. 2023 Dec 30;13(1):233. doi: 10.3390/jcm13010233. PMID: 38202240; PMCID: PMC10780266.

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“Il sogno americano”: 4 anni fa la Travelling Fellowship in Usa

miglior ortopedico firenze napoli roma

Ricorre in questo periodo l’anniversario del Travelling Fellowship svolto dal dott. Alfredo Lamberti negli USA. Nel 2016 l’ortopedico è risultato vincitore di una borsa di studio dell’American Association of Hip and Knee Surgeons (AAHKS) che lo ha portato ad approfondire gli studi sulla chirurgia dell’anca e del ginocchio in alcuni dei più prestigiosi Centri di Chirurgia Protesica degli Stati Uniti d’America come:

 
Hospital for Special Surgery di New YorkMount Carmel New Albany Specialty Hospital

L’esperienza americana ha rappresentato il culmine di uno periodo formativo straordinario per il dott. Lamberti perché ha avuto il modo di apprendere e confrontarsi con alcuni dei più importanti maestri al mondo in Chirurgia Protesica dell’Anca e del Ginocchio:

  • Adolph Lombardi
  • Thomas Sculco (il maestro del maestro)
  • Bill Hozack
  • Richard Rothman
  • Javad Parvizi

Protesi anca e ginocchio: la mobilizzazione precoce

protesi ginocchio intervento

Per molto tempo gli ortopedici hanno cercato di individuare la modalità di recupero più rapida negli interventi di protesi d’anca e ginocchio. Si è così scoperto che il modo più efficace di recuperare la piena funzionalità articolare, in un intervento di protesi all’anca e al ginocchio, è la mobilizzazione precoce. Il principio è semplice: se non perdiamo la funzionalità articolare, non dobbiamo faticare per recuperarla. Ma come è possibile attuare questo principio nel caso di interventi di protesi che innegabilmente investono delle articolazioni così complesse come l’anca e il ginocchio?

Falsi miti sull’intervento di protesi all’anca e al ginocchio

Per guarire in fretta e permettere all’articolazione del ginocchio o a quella dell’anca di riprendersi dopo un intervento di protesi bisogna stare immobili a letto. Questa è la credenza più diffusa tra i pazienti che si apprestano ad affrontare un intervento di protesi all’anca o al ginocchio.

Niente di più falso. È vero piuttosto il contrario: tanto più restiamo bloccati, tanto più lungo sarà il recupero della piena funzionalità articolare dopo l’intervento di protesi al ginocchio o all’anca. Se invece si riprende da subito a camminare, dal giorno stesso dell’intervento di inserimento della protesi, non dovremo faticare nel ripristinare la funzionalità articolare.

In sala operatoria l’ortopedico testa il movimento dell’articolazione al termine dell’intervento. Le protesi all’anca e al ginocchio garantiscono fin da subito il movimento. Perché allora pregiudicare quanto acquisito immediatamente con l’intervento? Si tratta quindi di una rivoluzione culturale che deve in primo luogo vincere la resistenza psicologica di alcuni pazienti a mettersi subito “alla prova”.

Ulteriori vantaggi della mobilizzazione precoce

La mobilizzazione precoce nell’intervento di protesi all’anca e al ginocchio ha anche un altro importante vantaggio. In ortopedia il rischio associato agli interventi più importanti è quello della trombosi, cioè della formazione di coaguli di sangue nelle vene. Muovere da subito le articolazioni, invece, fa circolare il sangue riducendo drasticamente la probabilità di coaguli. La mobilizzazione precoce, quindi, è uno dei metodi più efficaci per evitare le trombosi negli interventi di protesi al ginocchio e all’anca.

Il Protocollo Fast Track per la mobilizzazione precoce dell’anca e del ginocchio

Gli interventi di protesi d’anca e di protesi di ginocchio vengono effettuati dalla nostra equipe secondo un innovativo protocollo di recupero rapido, in cui uno dei fini è proprio la mobilizzazione precoce.

Requisito fondamentale per indurre la mobilizzazione precoce è la minimizzazione del dolore dopo l’intervento. Il Protocollo Fast Track permette di controllare il dolore mediante misure pre-operatorie, intra-operatorie e post operatorie. Il paziente può riprendere così la normale funzionale articolare già 3 ore dopo l’intervento di protesi all’anca o al ginocchio. Altri elementi che contribuiscono ad una ripresa così rapida della funzione articolare dell’anca o del ginocchio sono una attenta preparazione del paziente con lezioni preoperatorie e la gestione del sanguinamento che viene ridotto al minimo, eliminando il rischio di trasfusioni. Tutti questi momenti costituiscono le fasi di un innovativo percorso di cura che ci permette di assicurare ai nostri pazienti un recupero pieno ed immediato.

Ricostruzione del tendine rotuleo nelle protesi di ginocchio

ricostruzione tendine rotula ortopedico firenze

Intervistiamo in questo post il dott. Alfredo Lamberti, ortopedico specializzato in protesi di ginocchio, sullo studio che ha condotto sulla comparazione dei risultati a medio termine tra tre diverse tecniche ricostruttive del tendine rotuleo per lesione cronica in protesi di ginocchio. L’articolo, pubblicato nel 2016 su “KSSTA”, rivista ufficiale dell’ESSKA (European Society of Sports Traumatology, Knee Surgery and Arthroscopy) in collaborazione con altri ortopedici specializzati in chirurgia protesica del ginocchio, ha raccolto dati preziosi per l’individuazione della migliore soluzione chirurgica al problema della lesione del tendine rotuleo. Si tratta di una complicanza rara (meno dell’1%) ma grave dopo intervento di protesi di ginocchio, che compromette notevolmente la funzione del ginocchio e la longevità della protesi. Diverse sono le tecniche di ricostruzione proposte in letteratura, ma scarsa è la chiarezza sui risultati a confronto e sulle precise indicazioni. Questo studio, basato sulla comparazione di tre diverse tecniche ricostruttive, ha contribuito a fare chiarezza sulle indicazioni fornendo risultati ad una media di 5 anni dall’intervento di ricostruzione e sottolineando alcuni aspetti di tecnica chirurgica fondamentali per la riuscita dell’intervento.

Dott. Lamberti, da anni lei è impegnato nella chirurgia delle protesi di ginocchio. Ci spieghi meglio il focus della sua attività ed in particolare quello di questo studio

Ortopedico protesi ginocchio firenze

Come ortopedico mi occupo da anni di interventi di protesi al ginocchio e all’anca. Nella mia esperienza chirurgica degli ultimi 5 anni, ho avuto modo di raccogliere dati importanti sulle diverse tecniche di ricostruzione dell’apparato estensore del ginocchio (il complesso ti tendini e ossa della parte anteriore del ginocchio) che permettono l’estensione attiva dell’articolazione. Lavorando in un centro ad alto volume di chirurgia protesica, con un’alta specializzazione per i casi complessi e di revisione, riceviamo ogni anno decine di pazienti che necessitano di un intervento di cambio protesi. Quando al fallimento dell’impianto si associa anche una lesione dell’apparato estensore (di cui fa parte il tendine rotuleo), la difficoltà della procedura di revisione cresce e la ripresa di una normale funzione articolare non è scontata. È necessario conoscere e saper applicare tecniche di ricostruzione anche molto complesse. In questo studio ne abbiamo confrontate tre: due tecniche di trapianto omologo, cioè utilizzando tendini di banca (tendine d’Achille o apparato estensore completo) ed una tecnica di trapianto autologo, ricorrendo all’utilizzo di alcuni tendini prelevati dal paziente stesso. I dati di questa ricerca sono contenuti in una pubblicazione scientifica del 2016 sulla prestigiosa rivista internazionale KSSTA, e sono stati presentati nel 2017 al congresso dell’American Academy of Orthopedic Surgeons (AAOS) a San Diego, e a quello della Società Europea del Ginocchio (EKS) a Londra.

 

 Che tipo di interventi avete effettuato e quali evidenze scientifiche avete raccolto?

L’ipotesi da cui lo studio ha avuto origine è che le tecniche di allotrapianto (trapianto da cadavere) garantiscano un miglior ripristino della funzione articolare rispetto a quelle di autotrapianto. L’analisi è stata condotta su un totale di 21 interventi di ricostruzione del tendine rotuleo eseguiti su 3 gruppi di 7 pazienti con lesione cronica. Ai pazienti appartenenti al Gruppo I il tendine rotuleo lesionato è stato ricostruito con allotrapianto di tendine d’Achille; ai pazienti del Gruppo II è stato eseguito un autotrapianto di tendine quadricipitale rinforzato dal tendine semitendinoso; infine, i pazienti del Gruppo III sono stati trattati con un allotrapianto di apparato estensore completo.

Quali sono stati i risultati raccolti dal vostro gruppo di studio?

I dati raccolti hanno dimostrato che tutte e tre le tecniche risultano valide nella ricostruzione del tendine rotuleo dopo lesione in protesi di ginocchio. L’allotrapianto di tendine d’Achille, per le sue particolari caratteristiche, risulta essere il miglior trapianto per la lesione isolata del tendine rotuleo, mentre l’allotrapianto di apparato estensore completo va preferito quando la lesione si estende anche alle altre strutture dell’apparato estensore del ginocchio (come la rotula o il tendine quadricipitale). La tecnica di autotrapianto è da preferirsi in pazienti giovani, dotati di tessuti particolarmente validi.

Ricostruzione tendine rotuleoRicostruzione tendine rotuleo protesi ginocchioRicostruzione con tendini quadricipitale e semitendinoso

 

Dolore all’anca: come riconoscerlo e curarlo

dolore anca ortopedico firenze

L’anca non è un semplice osso, ma un’articolazione, precisamente l’articolazione tra la testa del femore e l’acetabolo del bacino (la coppa in cui la testa del femore scorre). L’articolazione tra i due capi ossei (testa femorale e acetabolo) è resa funzionante da uno strato di cartilagine che riveste la superficie delle due ossa: grazie a questo prezioso tessuto (la cartilagine) la testa femorale può ruotare liberamente nella cavità acetabolare. A completare l’articolazione vi sono, poi, tendinilegamenti e delle particolari sacchette che permettono ai tendini di scorrere sull’osso, che si chiamano borse. L’articolazione è, infine, rivestita da un solido manicotto che si chiama capsula articolare, rivestita internamente da uno speciale tessuto chiamato membrana sinoviale che secerne il liquido sinoviale, che come un olio naturale lubrifica l’articolazione, riducendo l’attrito tra le cartilagini di rivestimento.

Cosa è l’anca?

L’anca non è un semplice osso, ma un’articolazione, precisamente l’articolazione tra la testa del femore e l’acetabolo del bacino (la coppa in cui la testa del femore scorre). L’articolazione tra i due capi ossei (testa femorale e acetabolo) è resa funzionante da uno strato di cartilagine che riveste la superficie delle due ossa: grazie a questo prezioso tessuto (la cartilagine) la testa femorale può ruotare liberamente nella cavità acetabolare. A completare l’articolazione vi sono, poi, tendinilegamenti e delle particolari sacchette che permettono ai tendini di scorrere sull’osso, che si chiamano borse. L’articolazione è, infine, rivestita da un solido manicotto che si chiama capsula articolare, rivestita internamente da uno speciale tessuto chiamato membrana sinoviale che secerne il liquido sinoviale, che come un olio naturale lubrifica l’articolazione, riducendo l’attrito tra le cartilagini di rivestimento.

Quali sono le cause del dolore all’anca?

Le cause del dolore all’anca possono provenire da una o più strutture che la costituiscono: dall’osso, dalla cartilagine, dai tendini o dalla borsa trocanterica. In generale possiamo ricondurre il dolore all’anca a:

  • un trauma meccanico o una lesione che coinvolge osso, cartilagine o tendini
  • una patologia come l’artrosi, l’artrite reumatoide, l’osteoporosi o la necrosi della testa del femore (osteonecrosi o necrosi avascolare)
  • più raramente, infezioni o tumori ossei

Artrosi dell’anca

La causa più comune di dolore all’anca è l’artrosi. Quando la cartilagine che riveste le articolazioni e protegge la superficie delle ossa si danneggia o si assottiglia, le ossa sfregano le une contro le altre provocando dolore: spesso ci si accorge di non riuscire a fare più le lunghe passeggiate che prima si riusciva a fare; inoltre si può provare dolore quando ci si siede o quando ci si distende a letto. L’invecchiamento, l’obesità, le lesioni articolari e una predisposizione familiare sono tutti possibili responsabili dell’insorgenza dell’artrosi. La diagnosi ed il trattamento precoce sono cruciali per rallentare l’usura e prevenire ulteriori danni all’articolazione dell’anca.

Artrite reumatoide

L’artrite reumatoide è una patologia che provoca l’infiammazione del rivestimento dell’articolazione, la sinovia. La sinovia infiammata rilascia molecole che aggrediscono la cartilagine e l’osso determinando dolore, gonfiore e limitazione del movimento.

Necrosi della testa femorale (osteonecrosi o necrosi avascolare)

La necrosi avascolare va paragonata ad un infarto: si ha l’interruzione dell’apporto di sangue alla testa del femore, per cui l’osso gradualmente muore. La cartilagine che riveste l’osso della testa del femore si deteriora e sopraggiunge un dolore, che inizialmente può essere anche molto forte ed acuto.

Come risolvere il dolore all’anca?

Nelle fasi iniziale sono sufficienti trattamenti non chirurgici: cambiamenti nello stile di vita, riduzione di peso, farmaci antidolorifici e antinfiammatori. Ausili per la deambulazione possono aiutare ad alleviare il dolore. L’esercizio fisico a bassa intensità e svolto con regolarità (come pedalare alla cyclette o in bicicletta a bassa resistenza) può contribuire a migliorare la flessibilità dell’articolazione.

Le infiltrazioni articolari di acido ialuronico o cortisonici possono ridurre il dolore e migliorare il movimento nelle fasi più precoci dell’artrosi o dell’artrite reumatoide.

La terapia con campi magnetici o con ossigenoterapia iperbarica possono aiutare quando la causa del problema è rappresentato dalla necrosi.

Quando però l’articolazione si è completamente usurata, la strada da percorrere è l’intervento di protesi d’anca (artroprotesi).

La consulenza dell’ortopedico è fondamentale e decisiva nell’individuare l’opzione di trattamento più indicata. L’ortopedico valuterà la storia clinica del paziente, la presenza di altre patologie sistemiche, i fattori di rischio e la possibilità di eseguire una corretta ed efficace riabilitazione. Grazie al Protocollo Fast-Track, i tempi di recupero dall’intervento di protesi di anca sono oggi sensibilmente ridotti, ed il ritorno all’autonomia di cammino e allo svolgimento delle normali attività quotidiane è praticamente immediato.

“Ali per volare, radici per tornare”. Intervista al dott. Lamberti

ortopedico firenze lamberti alfredo

Un excursus delle origini professionali del Medico Ortopedico Lamberti, intervistato da VIVA, associazione di promozione sociale Palmense.

 
VIAGGIO TRA LE ECCELLENZE PALMESI
Oggi vi proponiamo di leggere la storia di un giovane medico palmese che senza dubbio possiamo annoverare tra le figure di eccellenza figlie della nostra terra.
 
Il dott. Alfredo Lamberti, figlio d’arte, oltre a mostrare passione e sete di conoscenza per la sua professione di medico ortopedico, ha sempre avuto il pregio di relazionarsi agli altri con sensibilità d’animo e una spiccata attitudine all’ascolto, doti molto rare che, specialmente nella professione del medico fanno la differenza.
 
Excursus Professionale
La passione per la medicina, e per l’ortopedia in particolare, mi hanno portato lontano da casa appena maggiorenne. Subito dopo la maturità classica mi sono iscritto all’Università Campus Bio-Medico di Roma dove, nel 2010, mi sono laureato in Medicina e Chirurgia. Nel 2016 ho conseguito la Specializzazione in Ortopedia presso la stessa università, appassionandomi in maniera particolare alla chirurgia protesica dell’anca e del ginocchio. Il momento cruciale della mia formazione professionale è stato indubbiamente il trasferimento a Firenze, avvenuto già durante l’ultimo anno di scuola di specializzazione. In quegli anni a Firenze stava nascendo una grande scuola di chirurgia protesica. “Per diventare grandi bisogna avere grandi maestri”, era una delle frasi ricorrenti che mio padre usava per spronarmi a perseguire obiettivi importanti. E così nell’estate del 2015, ho iniziato a frequentare l’Unità di Chirurgia Ricostruttiva Articolare del Dr. Andrea Baldini, uno dei leader mondiali in questo campo. È stato un periodo di grande crescita personale e professionale. Al fianco del Dr. Baldini ho avuto modo di imparare ad operare applicando le tecniche chirurgiche e i sistemi di recupero post-operatorio più moderni in chirurgia protesica. E i frutti di questo lavoro non sono tardati ad arrivare. Appena specialista, ho vinto una borsa di studio della Società Americana di Chirurgia Protesica di Anca e Ginocchio (AAHKS), che mi ha portato a realizzare l’altra metà del sogno, quella americana. Gli USA rappresentano per un giovane chirurgo il modello perfetto di formazione e professionalizzazione. Rientrato in Italia, non c’è stato bisogno di scegliere: mi veniva data l’opportunità di continuare a lavorare lì dove mi ero formato, accanto al maestro. Il resto è venuto da se.
 
Ruolo di oggi e ospedale
Oggi ricopro il ruolo di Chirurgo Ortopedico dell’Anca e del Ginocchio nel Team di Ricostruzione Articolare del Dr. Baldini presso l’Istituto Fiorentino di Cura e Assistenza-Villa Ulivella e Glicini di Firenze, dove eseguo centinaia di interventi all’anno di chirurgia protesica di Anca e Ginocchio, primaria e di revisione, con l’applicazione di un protocollo di recupero rapido (Fast-Track) che permette ai pazienti operati di ottenere la ripresa immediata della funzione articolare e della loro autonomia.
 
Progetti professionali
Il modello americano con cui ho avuto modo di confrontarmi negli ultimi anni, rappresenta lo standard a cui mi ispiro nella quotidianità. Oggi sappiamo che la chirurgia protesica, che in passato veniva considerata invasiva per il paziente, può in realtà essere brillantemente affrontata anche dai pazienti più anziani e compromessi. E la sua gravosità per il sistema sanitario può ridursi notevolmente con l’applicazione di metodologie d’avanguardia e l’ottimizzazione delle risorse sanitarie. Un esempio pratico: l’intervento di protesi d’anca e quello di protesi parziale di ginocchio vengono effettuati in diversi centri di riferimento degli USA in regime di day-hospital, col paziente che viene dimesso a domicilio nella stessa giornata stessa dell’operazione. Contribuire a realizzare questo in Italia sarebbe una bella soddisfazione.
 
Emozione più bella o obiettivo professionale raggiunto
È una professione che regala emozioni ogni giorno e gli obiettivi sono in continuo divenire. Sicuramente essere arrivato ad esercitare da neo-specialista all’interno di uno dei team di riferimento europei è stato un bel traguardo. Ma la soddisfazione del paziente è il vero filo conduttore. L’inverno scorso ho operato di protesi d’anca bilaterale un paziente settantacinquenne appassionato di tennis. Erano anni che entrambi non giocavamo, lui per colpa delle anche ed io perché non riuscivo a trovare tempo per farlo. Così la scorsa estate, dopo quattro mesi dall’operazione, siamo tornati in campo insieme, ma lui era un ex maestro federale, e me l’ha confidato solo a fine partita.
 
Ostacoli difficili superati nel cammino professionale
Gli anni di formazione sono lunghi e duri. Il rischio di perdere di vista gli obiettivi esiste. E in Italia il sistema formativo non è proprio agevole, è ricco di teoria ma ancora povero di possibilità di applicazione pratica, proprio negli anni in cui si hanno a disposizione più tempo ed energie. Bisogna saper aspettare mantenendo alte le aspirazioni. Quando è matura, l’aspirazione può più facilmente raggiungere la sua realizzazione.
 
Come il Covid ha influenzato il tuo lavoro. Paure nel periodo covid e consigli per il futuro
 
Purtroppo questa pandemia ha segnato indelebilmente la nostra epoca. Ci sarà sempre un pre- e un post-Covid nella vita di tutti noi, ed anche nella professione che ognuno esercita. Fortunatamente, dopo le paure e gli scetticismi del periodo del lock-down, serenità e fiducia sono gradualmente riaffiorate nei pazienti, anche perché le misure di sicurezza sono notevoli. Oggi non si ha accesso al ricovero se non si risulta negativi sia al test sierologico che al tampone. Ma il rischio di abbassare la guardia è concreto. Al momento la mascherina è l’unico vero presidio che abbiamo per proteggerci a vicenda; finchè non ci saranno altre misure, va utilizzata da tutti.
 
Tornerai a Palma nella veste di ortopedico?
Se ci saranno concrete possibilità professionali, perché no. In realtà il contatto con Palma non si è mai spento. Almeno un fine settimana di ogni mese sono presente allo studio di Via Croce, a disposizione di tutte le persone che possano aver bisogno delle mie competenze.
 
Leggi tutta l’intervista QUI

App IFCA Ulivella e Glicini

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Abbiamo pensato ad una applicazione che consenta ai pazienti di ricevere informazioni relativamente al trattamento in modo efficiente. Il procedimento è molto semplice: una volta scaricata da Apple o Android Store, basterà scegliere il proprio trattamento necessario ed eventualmente la data dell’intervento, se già stabilita. Una volta selezionato il tasto “avvia” verrà creata una personale timeline con tutte le info e le spiegazioni necessarie riguardo l’intervento. Oltre al percorso dell’intervento, sull’App troverete materiale informativo ed educativo e saranno inviate notifiche tempestive sui controlli ed avvisi.

protocollo intervento anca ginnocchio